No Frills Sport

Tempo fa siamo stati alla Four Roses Gallery in Via Lepontina 8 a Milano in occasione della mostra “No Frills Sports”. Ma come, una mostra sullo sport alla Four Roses Gallery? Ebbene sì, se vi dimenticate degli sport tradizionali, degli stadi ben costruiti e delle attrezzature sofisticate, di quelli “pettinati” insomma. L’agenzia fotografica Parallelo Zero ci porta direttamente in Palestina e in Afghanistan.
A Gaza, nonostante tutte le difficoltà, blocchi e embarghi inclusi, un gruppo di ragazzi pratica il surf; nello stesso tempo in Afghanistan una squadra di calcio femminile si allena sotto la costante minaccia delle bombe.
Abbiamo incontrato Gianmarco Maraviglia, general manager di Parallelo Zero a cui abbiamo rivolto alcune domande sulla mostra.

Le foto della mostra sono state realizzate da Alessandro Gandolfi e Sergio Ramazzotti.

 

1. Come è nata l’idea per questa mostra, perché andare a Gaza a fotografare sport?

Le storie le cerchiamo e le troviamo noi stessi in agenzia (Parallelo zero).
Quello che ci interessa tanto è cercare di raccontare alcuni posti del mondo declinandoli in modo diverso da come i media mainstream vogliono mostrarceli.
Ovvio che se senti parlare di Gaza ti aspetti di vedere un certo tipo di ICONOGRAFIA, lo stesso quando si sente parlare di Kabul oppure dell’Afghanistan.
La parte di Afghanistan mostrato nelle foto fa parte di un lavoro lungo che poi è diventato un libro che da poco ha vinto il premio BALDONI come miglior
libro per il foto-giornalismo di guerra.
Il libro racconta 10 storie dell’Afghanistan in modo profondamente diverso da come ci viene raccontato dagli altri media.
Abbiamo raccontato il calcio, il surf e lo skateboarding a Kabul.

 

2. Avete trovato delle difficoltà a realizzare foto in questi luoghi?

No, non così tanto come si possa immaginare solitamente.
Ci muoviamo in modo abbastanza tranquillo, non siamo invasivi quando realizziamo un reportage.
Le storie che trattiamo sono solitamente molto vicine alla popolazione che si vuole mostrare e, da quello che abbiamo capito e che vediamo costantemente, è gente molto meno fortunata di noi ma che è anche molto contenta di essere raccontata.

 

3. Qui in Italia invece è stato facile uscire con una mostra del genere?

Diciamo che è stato meno peggio di quanto ci aspettassimo.
Siamo consapevoli che la situazione editoriale italiana ha le sue difficoltà in ingresso, noi non facciamo “tette e culi” e questo è evidente; quello che viene apprezzato però è sicuramente l’originalità delle storie.
Ormai non basta più la bella foto, vediamo costantemente tante belle foto, tanti bravi fotografi. Per noi è importante la storia che sta dietro alla foto che
realizziamo, la storia del soggetto ritratto, quello che vorrebbe dirci ma che non riesce a dire tramite il contesto, l’espressione, le mani, gli occhi.
E’ ovvio, solitamente si dà per scontato che una foto venga trattata a livello iconografico, però il nostro cuore è la storia.

 

http://www.alessandrogandolfi.com/

http://www.parallelozero.com/

Foto di Mattia Barni

 

 

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