Martina Merlini
L’ho incontrata in studio mentre disegnava un gallo e una gallina su un pannello di mdf, (per il progetto Al-kimyha in collaborazione con il Tunnel club), oltre ai soggetti ciò che più mi ha colpito è stata la tecnica e la calma con cui veniva eseguita l’opera, comunque una perplessità mi batte in testa e non riesco a togliermela: “Hey Martina, ma che problema hai con i volatili?”
Ciao Martina, presentati.
Martina Merlini, classe ’86, Bolognese di nascita, Milanese d’adozione.
Cosa ti ha spinto a iniziare a disegnare?
Il disegno è sempre stato, da che mi ricordi, presente in un modo nell’altro nella mia vita. In casa ci sono sempre stati matite e colori, e per un bambino ogni superficie è un ottimo supporto per cominciare qualcosa.
Come sei arrivata a fare l’illustratrice?
A piccolissimi passi, spinta soprattutto da una grande ammirazione per i grandi mostri sacri o semplicemente per gli amici che ho incontrato in questi anni. Forse più di tutto è stata la voglia di provare a creare un linguaggio personale, che evolvesse con me. Quasi un compagno di avventura.
Che tecnica utilizzi?
Vado a periodi, ho tentato varie strade…per ora mi riconosco nella rigidità geometrica e minuziosa del collage e nella gestualità della grafite, tento di compensare l’uno con l’altro, per non annoiarmi.
Parlami un pò dei tuoi personaggi, come nascono e cosa rappresentano?
Non ci sono veri e propri personaggi. Sicuramente sono legata alla riproduzione del mondo naturale, il che a volte fa di me più una studiosa che un’ illustratrice vera e propria. Naturalmente non sempre mi viene richiesto di lavorare su quello che è il mio immaginario, sto imparando ad adeguarmi alla domanda, il che è altrettanto difficile della realizzazione stessa.
Hai qualche problema con i volatili per caso?
Si, pare che la mia fissazione sia abbastanza evidente ormai. Quello dei pennuti è “Asylum”, un lavoro che sto continuando a portare avanti a 4 mani con Tellas, grande disegnatore sardo trapiantato a Bologna e con la collaborazione sonora della mente polistrumentista di Enrico Gabrielli. Trattasi di un intallazione “in progress”, uno studio sull’abitare del mondo volatile, sulla ripetitività del tratto e l’osservazione del suo sviluppo. Roba seria insomma.
Se ti dico tunnel cosa ti viene in mente?
Talpe scavatrici.
Progetti per il futuro?
Non si dice!
Che fai quando non disegni?
Penso a quello che disegnerò domani, cerco cose che ho perso, provo ad inventare qualcosa di simile al teletrasporto.
http://m-merlini.blogspot.com/






















