Luca Crescenzi

 

È sicuramente uno dei volti più noti della notte milanese, ma la collaborazione con uno dei locali storici della città, il Plastic, è solo una delle attività in cui  Luca Crescenzi è impegnato. Dal suo lavoro di graphic designer è nato il progetto artistico LIFELINES, una serie di “controritratti” e uno studio sul tempo. Incontrare una personalità che da anni bazzica nell’ambiente creativo di Milano riserva anche una fortunata occasione per avere una overview sulla scena artistica della città.

 

1. Sei sicuramente una persona dalla personalità e dalla professionalità sfaccettate, al tuo lavoro da graphic designer affianchi anche quello di event coordinator e sei anche parte integrante del Plastic, una delle più famose e storiche discoteche milanesi. Ci racconti qualcosa in più su di te e sulla tua vita lontano dalla mondanità?

Negli ultimi anni per me è diventato molto difficile riuscire a separare nettamente i vari aspetti della mia professione e dei miei interessi. Al lavoro di graphic designer puro si è affiancato il progetto di taglio più artistico LIFELINES, e poi c’è la parte apparentemente più mondana, ma molto impegnativa, legata agli eventi: nel week end collaboro col Plastic di Milano, che per me è un pezzo di cuore, poi al mercoledì ho la mia serata Pretty In Pink al Kitsch Bar, senza dimenticare i vari eventi o iniziative che capita di organizzare durante l’anno.

I rari momenti di ‘intimità’ sono dedicati alle persone che amo, alla mia famiglia, non solo di sangue.

2. Il tuo progetto di arte grafica, LIFELINES, nasce nel 2006 e ha dato vita ad una serie di “Cronoritratti”. Ci puoi spiegare meglio in cosa consiste questo progetto e da cosa hai preso ispirazione?

L’idea di LIFELINES è arrivata letteralmente come una visione nel mio cervello. Si tratta di ritratti che nascono dalla sovrapposizione di più disegni dello stesso volto, colto in differenti momenti dell’esistenza. Sono sempre stato affascinato dal Tempo e da quello che sedimenta nella vita e nell’anima delle persone. Non è un caso che nel mio autoritratto sia citata la frase con cui si conclude la Recherche di Proust.

3. L’anno scorso LIFELINES è diventata anche una linea di gioielli di alta bigiotteria. Com’è nata quest’idea?

L’idea è nata quasi per gioco da un mio amico che mi ha messo in contatto con un’azienda specializzata nella lavorazione manuale della resina. Così abbiamo unito particolari dei miei ritratti, ‘imprigionandoli’ in questo materiale. A me piace pensarli come dei fossili moderni in cui sono rimaste tracce dei miei disegni.

4. Hai qualche nuovo progetto in mente che vuoi condividere con noi?

Un progetto a cui tengo molto e che si sta sviluppando in modo rapido e sorprendente è l’iniziativa chiamata A New Anthology, a cui mi sto dedicando con Valeria Gulotta e Michele Modica. Si tratta di un’esposizione che vuole dare visibilità a quelle realtà medie e piccole, legate principalmente al fashion design, che hanno difficoltà a emergere in un panorama competitivo e spesso troppo legato a dinamiche puramente commerciali. A giugno avevamo una location prestigiosa, Palazzo Isimbardi, ed è stata dedicata solamente ai giovanissimi stilisti emergenti. La seconda edizione è stata a settembre durante la fashion week milanese e abbiamo voluto dare spazio a chi disegna accessori. La serata di inaugurazione è stata un successo di pubblico e abbiamo avuto anche la gradita presenza di alcuni noti giornalisti del settore.

5. Grazie al tuo lavoro all’interno del Plastic e come organizzatore di altre iniziative, hai sicuramente un punto di vista privilegiato nell’osservare le tendenze della città. Secondo te com’è cambiata Milano in questi anni e qual è il futuro della creatività in questa città?

Ogni settimana vedo al Plastic o alle mie serate dei ragazzi che hanno moltissimi interessi, che sviluppano molto più precocemente di un tempo capacità e progetti davvero interessanti. Grazie all’iniziativa A New Anthology ho avuto modo di scovare ‘porta a porta’ designer che potrebbero avere qualcosa di speciale da dire nel prossimo futuro. Penso però che Milano dovrebbe produrre creatività e innovazione anche lontano dalle fashion week e dal Salone del Mobile.

Più in generale credo che la forza di qualunque società sia nelle nuove generazioni e che non ci si debba lasciare andare a facili ‘amarcord’. Quello che a volte mi commuove è vedere come spesso i ventenni di oggi adottano e riadattano stili e istanze che pensavo di non vedere più, in una sorta di nostalgico post-modernismo. Credo che si debba dare loro la possibilità di non guardare più al passato con nostalgia ma di guardare al futuro per inventarne uno nuovo.

6. La trasgressione è un elemento che secondo noi è fonte di creatività e di rottura degli schemi. Cosa ne pensi? Secondo te Milano si può ancora considerare una città trasgressiva? 

Io penso che la parola ‘trasgressione’ abbia perso molto del suo significato, soprattutto perché la si lega quasi unicamente al clubbing o alla vita notturna. Credo che chi è realmente trasgressivo lo sia nelle scelte di vita che fa e non solo per gli abiti stravaganti che si mette addosso (cosa che peraltro amo moltissimo fare e vedere). Voglio dire, per esempio, che se fossimo tutti un po’ più trasgressivi non faremmo finta di niente davanti allo scempio che la classe politica, e non solo, sta facendo di questo Paese e della sua Cultura. Mi auguro che da Milano parta una nuova onda che riporti un po’ di idee fresche e di comportamenti più etici. 

7. Quali sono secondo te, se te ne viene in mente qualcuno, i creativi emergenti, i trend o gli eventi realmente interessanti in questo momento? 

Grazie alle mie iniziative, come dicevo prima, ho incontrato e conosciuto veramente molti designer emergenti e mi viene difficile nominarli tutti! Comunque tra i tanti mi vengono in mente Aber Gazzi, visionaria stilista di origini yemenite, Marco Santaniello, ora migrato negli States, Federica Moretti, la ‘cappellaia matta’ italiana, Fuck$imile, provocatorio e dissacrante, Rosario Boncoraglio, segnalato tra i Vogue Talents di quest’anno, e veramente molti altri che mi scuseranno per non averli citati.

Mi sembra che incominci a soffiare, ora in modo ancora leggero, un’aria più dissidente e pervicace, in risposta al periodo particolarmente cupo della nostra società. Cerchiamo di non soffocarla.

8. Tra tutti i tuoi impegni trovi mai il tempo di rilassarti? 

E’ una domanda che mi fa paura! Effettivamente sta diventando sempre più difficile, un po’ per il mio carattere che tende ad avere tutto sotto controllo, un po’ perché oggettivamente in certi momenti mi sembra di non staccare mai! Ma il mio obiettivo è di non mollare e semmai di farmi aiutare da persone fidate! Certo, qualche week end me lo passerei a dormire e basta…

 

Link : http://www.lucacrescenzi.it

Immagini per gentile concessione di Luca Crescenzi.

 


 

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