ClaraCloro

Clara Gargano, in arte claracloro, ha frequentato il suo primo corso di disegno alla tenera età di 6 anni.
Quando si inizia così presto o si è portati, oppure si scopre altrettanto presto di non esserlo per niente, Clara appartiene alla prima categoria: ha già alle spalle qualche mostra e collettiva e un paio di premi ad altrettanti concorsi.
Le auguriamo di fare ancora molta strada!

1. Ciao Clara, presentati.

Mi chiamo Clara, ho ventidue anni e voglio solo disegnare. La mia arte è “surrealismo pop” e “lowbrow”.

2. A quanto leggo dalla tua biografia hai iniziato il primo corso di disegno a 6 anni, che ricordi hai?

Il primo corso di disegno che ho seguito era in un’aula “nascosta” nella mia vecchia scuola elementare. Mi sembrava di entrare in uno spazio segreto con un tempo diverso, scandito in modo diverso dal lento andamento dei pennelli, dall’immobilità dei soggetti e dei “pittori”, dal silenzio che amplificava il suono di ogni linea tracciata. Il ricordo più nitido che mi è rimasto è l’odore della gomma a pane, che li ho imparato a conoscere; ricordo i disegni che faceva mio papà, di cose complicate e belle come piedi e teschi, mentre io ero ferma a bottiglie, sfere e solidi di vario genere. Del maestro ricordo i piedi, le gambe, l’orlo del camicie; le mani, invece, le vedevo ogni tanto, quando mi indicavano gli sbagli: le sue mani non mi sono mai piaciute. Il resto sono sensazioni e percezioni, odori, rumori, quel senso di calma che si propaga dalla punta delle dita, fino alle unghie dei piedi, che ora sono familiari, una costante in un mondo, quello delle immagini disegnate, che non conosce stabilità.

3. Come ti sei appassionata? C’è stata una molla che ha fatto scattare il tutto?

Non sono sicura che ci sia una molla all’origine di tutto, forse era una matita. Il primo disegno che ricordo risale all’asilo: tutti mi chiedevano di disegnare i topi motociclisti provenienti da marte, di cui trasmettevano il cartone quando ero piccola. Poi ho continuato a disegnare, sempre, ovunque, in qualunque modo: in macchina sfidando il mal d’auto, in treno a dispetto di salti e scossoni, a lezione a scapito delle nozioni. Dopo aver imparato a disegnare Topolino e Pippo, sono passata ai super eroi, poi ho continuato per la mia strada. Alla radice della mia passione ci sono senz’altro cartoni e fumetti, che continuano a ispirarmi tutt’ora.

4. Dove ti sei formata?

Ho seguito tanti corsi, il primo a sei anni, poi alle medie e alle superiori. Ho frequentato il liceo artistico e ora sto terminando il triennio di Grafica all’Accademia di Belle Arti di Brera. Faccio anche molte ricerche, soprattutto in rete e appena mi è possibile vado a vedere mostre.

5. Che materiali usi?

Sono molto legata al disegno “manuale”, lavoro poco con il computer. Uso penne, pastelli a olio, pastelli a cera, gessi, matite, acquerelli, acrilici, oli, pantoni e qualunque cosa sia in grado di lasciare un segno sul foglio. In generale penne e quaderni sono il mio pane quotidiano, ne porto sempre con me almeno uno! Ho scelto la penna perché mi ha fatto capire che non esistono errori, o meglio che l’errore si può trasformare in qualcosa di estremamente interessante, che può diventare il tuo tratto caratteristico e per me questa scoperta è stata una vera rivelazione. La Xilografia è un’altra tecnica che mi affascina e uso spesso (consiste nello scavare delle lastre di legno ottenendo il disegno in rilievo che poi verrà inchiostrato e stampato a mano), la difficoltà di questa tecnica è anche il suo aspetto più bello, ovvero la resa del particolare.

6. Dove trovi ispirazione?

L’ispirazione è ovunque: a volte serve chiudere gli occhi e pensare intensamente o sognare intensamente, a volte bisogna tenere gli occhi ben aperti per catturare la luce, le immagini, le nuvole o le macchie sui muri, come diceva Leonardo. La mia famiglia, in special modo mio fratello e il cane, offrono spunti continui, al secondo per esempio, ho dedicato una serie di stampe in xilografia. L’ispirazione a volte è anche non sapere cosa fare, ma avere la risolutezza di voler creare qualcosa, allora basta appoggiare la penna sul foglio, disegnare una curva, una svolta a sinistra, e poi la strada è tutta in discesa. Infine film, musica, cartoni, fumetti e ovviamente gli altri artisti!

7. Parlami un po dei tuoi personaggi, come nascono e cosa rappresentano?

Ah, i miei personaggi, e chi li conosce! Appena appoggio la penna sul foglio ne esce uno e chissà da dove arriva. Quando lavoro con un quaderno do libero sfogo alla fantasia. Nessun freno. Qualunque cosa va bene, non si può sbagliare! Nel senso che non esistono errori, come dicevo prima. E quindi escono con i colli lunghi e senza ossa, con braccia curve, i piedi che spuntano dal lato opposto del foglio oppure architetture impossibili e così via. Poi fanno quello che vogliono: dicono parolacce, mangiano, spesso ballano. Il più delle volte evolvono e testimoniano la mia continua ricerca stilistica. A volte stabilisco un tema, più spesso attingo al materiale di repertorio, ovvero tutto quello che si è visto, fatto, sentito, mangiato, toccato, parlato, annusato fino ad ora e che si accumula e immagazzina da qualche parte nella memoria. La fantasia fa il testo! La fantasia è importante, come la cascata di cioccolato di Willie Wonka.

8. Hai qualche hobby?Che fai quando non disegni?

Quando non disegno ricerco e ultimamente studio perchè sto per laurearmi. Guardo cartoni, scrivo racconti, dipingo tele, suono chitarre, cucino dolci. Rido, cerco di farlo almeno undici volte al giorno, specialmente dopo i pasti.

http://www.claracloro.co.nr/

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