Andrea Buia

Le sue foto hanno il sapore retrò, a guardarle la mente richiama estati lontane, notti solitarie o libri dimenticati e ritrovati dopo anni nei bauli della soffitta…Andrea Buia riesce a trasmettere attraverso i suoi scatti tutto il suo amore per l’analogico.

 

1. Ciao Andrea, presentati.

Mi chiamo Andrea, ho 24 anni (a volte 9, a volte 78). Sono originario di Lecce, ma attualmente vivo da nomade. A 17 anni ho lasciato casa e cambiato due università per poi abbandonare definitivamente gli studi. Attualmente (da una vita più o meno) sono in fase di stallo. Mi dedico alla fotografia come mia unica evasione dalla monotona routine della vita terrena e nel frattempo mi pago da vivere facendo il cameriere a tempo perso. Potessi, passerei le giornate in macchina senza una meta ad ascoltare musica fino all’alba. Procrastinare e rimandare all’infinito sono le cose che mi riescono meglio. Sono un fanatico di piercing e tatuaggi, adoro prendere gli aerei e vivrei di solo sushi e birra.

2. Qual’ è il gesto quotidiano che ripeti più volte?

Fra mangiarmi le unghie e grattarmi il mento è una dura lotta.

3. Quando hai scoperto che volevi diventare un fotografo?

Non ho ancora scoperto di voler diventare un fotografo, a dirla tutta. Il solo fatto di definirmi tale mi smuove una certa inquietudine. Al giorno d’oggi, la gente fa prima a definirsi fotografo che essere umano, ed è una cosa che mi ha sempre fatto (sor)ridere. Personalmente vivo la fotografia come un bisogno, un pugno nello stomaco, infatti, molto spesso, mi ritrovo a scattare negli orari più impensabili e nei posti più sbagliati della terra. Suonerebbe fuori luogo e un po’ da rosicone (invidioso, ndr) dire il contrario, ma la verità è che spero che un domani questa passione si trasformi in qualcosa di più concreto. Un giorno vorrei potermi svegliare e pensare che l’unica cosa che farò durante l’arco della giornata è ciò che mi rende felice: far foto.

4. Da dove prendi ispirazione per i tuoi lavori?

Al giorno d’oggi è impossibile chiudersi in una bolla di vetro per non essere intaccato, ma diciamo che in linea di massima mi piace rimanere quanto più spurio possibile. Ho dei contatti che stimo moltissimo, ma il più delle volte fanno dei generi assai diversi dal mio, quindi direi che l’ispirazione la prendo un po’ ovunque, libri, immagini, canzoni.

5. Qual’ è la tua attrezzatura?

Nel 2008 ricevetti in regalo la mia prima macchina fotografica: una Canon D400. Negli anni successivi mi sono avvicinato all’analogico, comprando una Holga, poi una Diana F+, una Super Sampler, una Canon T70 fino ad arrivare alla mia ultima Polaroid sx-70. L’ultima digitale (regalo di mio padre) è una Canon 7D, anche se attualmente scatto solo ed esclusivamente in analogico.

6. Al momento stai lavorando a qualche progetto?

In questo periodo sto lavorando a un progetto un po’ borderline con un amico, per una collettiva che si svolgerà a Trento per fine settembre. Attualmente è ancora un po’ tutto da definire, ma mi baserò sul concetto di Sehnsucht, che oltre all’idea di “struggimento”, “intensa mancanza” è un diretto omaggio al gruppo tedesco Rammstein.

7. Cosa fai quando non lavori?

Quando non lavoro mi piace oziare all’infinito e mi godo le piccole cose che non posso quando sono impegnato; dal leggere un bel libro ad andarmene a guardare il tramonto sulle saline con una sigaretta in bocca. E chiaramente scattare, scattare, scattare.

 

Link : http://www.flickr.com/photos/_junkie_/

Foto per gentile concessione di Andrea Buia.

 

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